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Per mancanza di tempo inserisco questo mio primo post dopo parecchio che sono iscritto, e mi scuso se lo faccio in italiano. Agli impegni imprenditoriali si sono aggiunti infatti anche quelli imprenditoriali/sociali. Mi spiego meglio.La Tronto Valley è un pò l'opposto della Silicon Valley. Il Tronto è un fiume che divide le regioni italiane di Marche ed Abruzzo. E' stato per decenni l'ultimo avamposto della famosa Cassa per il Mezzogiorno, pertanto imprenditori del Nord scesero in massa ad aprire le proprie fabbriche, potendo beneficiare di importanti contributi. La vallata del Tronto è lunga circa 30 km e si sviluppa tra Ascoli Piceno e S. Benedetto del Tronto. In questi decenni gli ascolani hanno perso quasi completamente quel poco di spirito imprenditoriale che avevano, mentre i sambenedettesi hanno sempre mantenuto una certa iniziativa nei settori del turismo e della pesca (in parte anche nell'agroalimentare). La crisi economica che attanaglia un pò il mondo intero, da queste parti sta assumendo proporzioni piuttosto pesanti. Le fabbriche che decenni fà trovavano vantaggioso operare su questo territorio, adesso chiudono e nella maggior parte dei casi aprono altrove (Cina in particolare). Passando con la macchina nella zona industriale di Ascoli Piceno si incontrano picchetti, capannelli di persone che manifestano, presidi ecc., davanti a moltissime aziende che hanno chiuso o sono in procinto di farlo (Manuli Rubber Industries, Ahlstrom, Novico ecc.). Migliaia di lavoratori di colpo non sanno più cosa fare. Colpa della crisi, della globalizzazione, ma sicuramente anche colpa della miopia delle istituzioni locali e della "pigrizia imprenditoriale" degli ascolani. Adesso, a danno ormai compiuto, ci si interroga sul da farsi. Il gruppo di aziende nelle quali opero sono una strana anomalia dovuta alla lungimiranza dell' Ing. Di Pietrantonio. Alta formazione, Ricerca & Sviluppo, Progettazione e Prototipazione nel settore automotive, insomma la tecnologia è il nostro pane quotidiano. Ci stiamo impegnando in azioni di rilancio di quest'area territoriale, e lo facciamo non con un'idea di profitto, ma da semplici cittadini che hanno in mente idee oggettivamente innovative. Cerchiamo di sensibilizzare istituzioni, università, cittadini affinchè si imbocchi una strada che porti ad un futuro diverso, migliore, con maggiori prospettive. Lavoriamo su progetti di spin-off universitari, brevettazione di idee e prodotti, creazione di start up innovative ecc. Siamo solo agli inizi e speriamo che tutti i soggetti coinvolti capiscano che queste sono le uniche ricette per uscire dalla crisi nel medio-lungo termine. Ascoli Piceno è una città bellissima ed antichissima, ma non potrà vivere di solo turismo (che tra l'altro va enormemente valorizzato). Perchè raccontare questa lunga storia qui su Baia ? Non so, forse perchè a qualcuno leggendola può venire in mente qualche idea concretizzabile che possa aiutare questo territorio (anche se di questi tempi ogni territorio del mondo credo abbia i suoi problemi).

Scusate se mi sono dilungato un tantino, un saluto a tutti.

Savino Di Francesco

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Comment by Savino Di Francesco on December 21, 2009 at 6:33am
Forse ho parlato di diversi argomenti simultaneamente generando un pò di confusione.

Riepilogando:

Da 20 anni lavoro nel gruppo di aziende creato dall'Ing. Di Pietrantonio. Simbolo di dinamismo di questo gruppo è la Picchio. C'è anche il Bic Omega attraverso il quale facciamo attività di formazione professionale in tutta Italia (formazione in aula ed a distanza). Gli indirizzi che diamo ai progetti formativi possono tener conto anche di qualche consiglio che ci giunge dalla Silicon Valley. A livello personale ho invece creato da poco una casa editrice e, come detto, lavorando su un progetto specifico ho avuto modo di conoscere questo sito.
Vivendo poi il contrasto di una vitalità imprenditoriale del territorio ridotta praticamente a zero, cerco nel tempo libero di dialogare con persone impegnate anche politicamente per contribuire a trovare soluzioni (non intendo per soluzioni solo finanziamenti ma anche linee operative che guidino un cittadino per sua natura un pò pigro e poco intraprendente). Anche in questo caso i consigli che giungono da Silicon Valley non possono che essere utili.

Non so se avrò occasione di fare nuovi interventi a breve, ne approfitto quindi per augurare buone feste a tutti.
Comment by Matteo Fabiano on December 17, 2009 at 11:50am
Savino, Sono molto incuriosito dalla iniziativa a cui accennavi in cui e' coinvolto, mi sembra di capire, Di Pietrantonio e la Picchio? Quali sono esattamente le iniziative in essere e pianificate? Penso che con un quadro piu' completo potrebbero esserci utile per capire come essere in qualche modo di aiuto.
Comment by Savino Di Francesco on December 17, 2009 at 3:36am
Sono pienamente d'accordo, e credo si dovrebbe lavorare anche in tal senso. Il problema sarebbe appunto quello di formare le persone per "navigare con una metà". Non è semplice. Io mi sto interessando a ciò che sta succedendo in questo territorio perchè ci sono nato e ci vivo da sempre. Purtroppo ho però il mio lavoro che si materializza in un gruppo di aziende che sono invece fin troppo dinamiche (una di esse è la fabbrica di automobili Picchio SpA che ha realizzato una delle primissime Daytona Prototype e che ha progettato l'attuale Coyote del team di Eddie Cheveer che partecipa al campionato Grand-Am). La mia volontà di aiutare il territorio pertanto cozza spesso con il tempo effettivamente a disposizione, considerando anche una famiglia con due bambini piccoli. Cerco quindi di dare consigli giusti a persone che magari possono fare qualcosa di più, e trovo il tuo spunto estremamente interessante. D'altronde il primo messaggio che ho inserito andava proprio nella direzione di verificare se dallo strumento Baia potessero scaturire idee e consigli utili.
Comment by Franco Folini on December 15, 2009 at 9:47am
Savino,
Concordo assolutamente con te che la situazione della Silicon Valley e' unica e non riproducibile. Qui c'e' un ecosistema fatto di imprenditori, competenze, investitori, e connessioni che non puo' essere ricreato artificialmente. L'Italia e le zone come la Valle del Tronto devono trovare la propria via allo sviluppo ispirandosi alla Silicon Valley e non tentando di ricrearla (sarebbero destinati a clamorosi fallimenti).

Cio' che suggerivo e' che lo spirito imprenditoriale deve partire dal basso non puo' essere creato dall'alto.
Faccio un esempio concreto con un caso ipotetico: un ragazzo della tua valle potrebbe collaborare ad esempio ad un progetto open-source online sviluppando in questo modo compettenze tecniche, connessioni internazionali, cultura imprenditoriale, lingua inglese, ecc. Questo tipo di formazione non costa nulla di piu' di una connessione Internet. Dopo un po' di tempo lo stesso ragazzo potrebbe cominciare a sviluppare un proprio strumento software commerciale o una iniziativa online e gradualemnte dare vita ad un business. Questo ipotetico scenario richiede investimenti minimi, non e' necessario essere posizionati strategicamente dal punto di vista geografico, ecc.

Parecchi dei fornitori della mia startup sono piccoli imprenditori che sono partiti in modo simile, operando da luoghi assolutamente sconosciuti e periferici negli Stati Uniti e ora hanno aziende di discreto successo e soprattutto ispirano nuove generazioni di imprenditori. Certo questi non sono i Google, o i Facebook, ma sono imprenditori che creano valore, creano posti di lavoro e soprattutto ispirano le nuove generazioni.

Pensi che questo tipo di "storie" non possano accadere nella Valle del Tronto?

Franco
Comment by Savino Di Francesco on December 15, 2009 at 3:05am
Purtroppo la situazione da noi è molto diversa, per cultura ma anche per situazioni contingenti. Se proprio vogliamo trovare un termine di paragone diciamo che, la nostra area in particolare, è paragonabile a Flint (Michigan), piuttosto che a Silicon Valley. La mia ammirazione per quest’ultima è dimostrata dal modo con cui ho aderito a Baia. Ho richiesto documentazione fotografica a scopo editoriale riguardante l’eccezionale storia di Doug Engelbart e l’invenzione del mouse. Da tale richiesta è nata la conoscenza con la gentilissima Lucia Panini, ed il conseguente invito ad aderire a Baia.

Silicon Valley ha il vantaggio di essere diventato “distretto industriale” in un settore strategico. Frutto sicuramente del lavoro e dell’audacia di persone di grande spessore. E’ difficile riproporre un modello del genere anche qui, almeno in questa fase. Vanno cercate quindi “iniziative strategiche” che possano poi trasformarsi in “iniziative collettive strategiche”. La mortalità delle aziende dalle nostre parti non è permessa dal sistema bancario. Di questi tempi, anche se hai un’idea valida, rischi di non partire comunque. Il cercare di ricorrere quindi a dei finanziamenti è quasi un passaggio obbligato, anche perché l’Europa ricorre a questo sistema, e relativi sottosistemi, per promuovere impresa ed innovazione tecnologica in settori strategici.
Comment by Franco Folini on December 14, 2009 at 11:58am
Savino ho due domande per te:

1. Il fatto che molte aziende falliscano nella fase iniziale e' sano. E' un processo di selezione naturale che assicura la sopravvivenza dei piu' forti. La mortalita' di startup qui in Silicon Valley e' altissima! In questo caso il contributo delle istituzioni locali nella valle del tronto non e' supportare le aziende deboli ma fare si che la competizione sia leale e non falsata da connessioniu politiche.

2. Perche' le aspettative sono di un intervento dall'alto con contributi, finanziamenti, ecc. e non di una azione dal basso?
La silicon valley e' stata creata da persone, non da decisioni di politici o da sovvenzioni statali o regionali. Persino l'universita' di Stanford (che e' una grossa parte dell'anima della valley) e' stata fondata da un imprenditore privato (il signor Leland Stanford), non dallo stato della California.
Comment by Savino Di Francesco on December 14, 2009 at 2:37am
Il problema non è tanto ciò che le nuove tecnologie permetterebbero di fare, quanto avviare un processo rapido di sensibilizzazione al fare impresa che è venuto a mancare a causa del "posto facile" garantito per molti anni da parte di aziende che ora fanno le valigie. Si deve lavorare quindi almeno in 3 direzioni:

- Creare una cultura di impresa anche con azioni formative importanti (e concrete)
- Creare idee di impresa praticabili e con buone possibilità di successo (perchè è vero che le nuove tecnologie permettono tutto, ma il tutto poi si trasforma spesso in buona percentuale in insuccessi)
- Aiutare la politica locale ad essere unita ed a capire quali business andrebbero supportati

E' chiaro che per passare dalle parole ai fatti ce ne vuole, ma qualcosa per migliorare gli scenari delle generazioni future proveremo nel nostro piccolo a farlo.

Per quanto riguarda il livello di utilizzo "inutile" della rete sul nostro territorio credo che siamo sicuramente all'avanguardia. Tradotto: "siamo un popolo di navigatori senza meta"
Comment by Franco Folini on December 8, 2009 at 12:08pm
Grazie Savino per aver condiviso con noi questa storia. Le nuove tecnologie dovrebbero rendere possibile dare vita ad un business anche in regioni e aree lontane dai principali centri economici e tecnologici. In fondo basta avere una connessione Internet per dare vita a nuovi progetti o per partecipare alle infinite attivita presenti online.
Qual e' il livello di utilizzo della rete e le corrispondenti competenze presenti localmente sul tuo territorio?
Comment by fabio de vita on December 8, 2009 at 11:21am
Abito a Montefiore dell'Aso e mi piacerebbe approfondire la questione. La mia email è fabio.devita@marchein.biz

a presto,
fabio

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