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Bizworld - Tim Draper - Il Sole 24 Ore - Grazia Bennett

This is a topic I suggested to Guido Gentili, former Managing Director, Il Sole 24 Ore, in 2003. I helped Stefano Salis, a journalist of Il Sole 24 Ore, to write the piece. I know Tim Draper well and I actually took the Bizworld course. I was able to have the course taught at my son's school in San Francisco. I wish that the course could be taught in Italian schools. Creating an entrepreneur mentality and culture is easier if the exposure is done at a young age. Thank you for reading it. Grazia


Il Sole 24 Ore – 1/16/2003

MODELLI PER CRESCERE - , un'iniziativa nata nel 1997, entra gratuitamente nelle scuole americane per insegnare ai bambini i concetti chiave dell'imprenditorialità - Nel 2002 ha coinvolto 25mila giovani; ora sbarca in Olanda e a Singapore
Gli affari diventano un gioco da ragazzi
Nel corso si simula la vita di un'azienda di braccialetti

C'è una faccia, forse inedita, del sogno americano che si rintraccia in quelle magistrali vignette nelle quali Charles Schulz, il papà dei , ritrae le vicende del , il chiosco delle limonate. Là, l'intraprendente Lucy van Pelt (che ogni tanto, a dire il vero, alterna la funzione del chioschetto, creando un improvvisato laboratorio di "primo soccorso" psicologico) e uno svogliato Charlie Brown smerciano le loro caraffe di limonata ai passanti: prezzo, ovviamente, 10 centesimi di dollaro.
Il successo dell'intrapresa economica è quasi sempre scarso per il simpatico bimbo dalla testa rotonda, eppure questo è - per lui, come per gli altri della banda - il primo contatto con il mondo del business. Ed è lo stesso contatto che hanno avuto intere generazioni di ragazzi e bambini, in America come in Europa. E se il famoso sogno americano - costruire il proprio successo, attraverso la comprensione dei meccanismi del mercato - lo si potesse apprendere anche a scuola?
L'idea Bizworld. Dalle vignette alla realtà di tutti i giorni, l'idea del passaggio è venuta una decina d'anni fa al venture capitalist americano Tim Draper. Abituato al successo, grande manovratore di cifre e abilissimo nel districarsi nel complesso mondo degli affari, soprattutto in quella giungla di opportunità che è la Silicon Valley, un giorno fu preso in contropiede da sua figlia, allora di otto anni. Con una semplice domanda: . La risposta era molto più difficile. Provate voi a far capire a un bambino come funziona il mondo del business e cosa fa un venture capitalist. Draper non si è perso d'animo e ha concepito, messo in piedi e finanziato, investendo di tasca propria qualche milione di dollari, una fondazione no profit (era il 1997) che lo "insegnasse" ai ragazzi: così è partita l'affascinante avventura di .
Di che cosa si tratta? Bizworld è una sorta di corso scolastico, con tutte le caratteristiche del gioco, che dura solo otto ore, divise in due sezioni da quattro. Gli insegnanti (tutti volontari, possibilmente ma non necessariamente con familiarità con i concetti finanziari e ai quali viene fatto un training propedeutico) si trovano davanti una schiera di ragazzini che frequentano le normali scuole statunitensi, dagli 8 ai 14 anni. Durante le otto ore i bambini simulano la creazione, lo sviluppo e il rendiconto di un vero e proprio business. Devono infatti progettare, costruire, e poi riuscire a vendere (elaborando quindi un piano aziendale che copre tutti gli aspetti, dall'ideazione al bilancio consuntivo) dei coloratissimi .
Ogni bambino riveste all'interno della company che produce i braccialetti un ruolo ben specifico: Presidente, vice presidente, direttore marketing e così via. Ciascuno capisce quali siano le cose più convenienti per il suo ruolo. Si imparano così concetti difficili da realizzare immediatamente, a lavorare in gruppo, a fidarsi della fantasia e delle capacità altrui, si stimola l'apprendimento di alcuni meccanismi psicologici: come convincere qualcuno a prestarmi i soldi per avviare un'impresa economica, come convincere qualcuno che il mio prodotto è più competitivo, cosa fare per convincere il clinete a comprare il mio braccialetto della fortuna e non quello del concorrente? Nel sito dedicato al corso (www.bizworld.org) vengono raccontati in dettaglio tutti gli aspetti, i risultati, le emozioni dei partecipanti.
(indossalo!): con questo slogan un gruppo di ragazzini ha, alla fine, lanciato il suo prodotto per il gran mare del mercato (che sebbene fittizio, funziona con le stesse regole di quello vero).
Il successo dell'iniziativa è crescente. Lo scorso anno Bizworld ha visto la partecipazione di più di 25mila studenti in tutti gli Stati Uniti e ora sta cercando di espandersi. É sbarcato in Olanda e a Singapore, le donazioni degli sponsor - l'ultimo è stato la Merryll Linch che ha creduto in Bizworld, donando 175mila dollari - permettono di sviluppare ulteriormente il progetto. I vantaggi, per le scuole, sono evidenti. Non c'è, per loro, nessun costo aggiuntivo, ma i ragazzi imparano "materie" che difficilmente troverebbero in un corso della scuola, o l'applicazione pratica di altre la cui funzione magari sfugge (classico esempio: la matematica).
Un ultima nota: non ci vogliono particolari capacità per avere successo nel Bizworld, e non è detto per nulla che quelli che riescono meglio siano gli studenti modello. Anzi.
Anche perché lo scopo finale dell'iniziativa di Draper non è il successo in sé, ma è quello di insegnare, giocando, alcuni concetti particolarmente difficili. E di far capire ai ragazzi che quei concetti, sotto altre forme, ritorneranno presto nelle loro vite: anche se faranno il meccanico, il letterato, il medico. E, a maggior ragione, se invece costruiranno una grande impresa che vende in tutto il mondo: braccialetti, limonate, servizi finanziari, poco importa.

(ha collaborato
Grazia Soffientini Bennett)

Scuola di business
Come funziona

Bizworld è un programma che insegna il business, l'economia e le tecniche d'impresa, simulando le strategie di una vera impresa. É basato sul lavoro di gruppo, perciò incoraggia la partecipazione e la cooperazione tra i ragazzi. Ogni produce e vende dei braccialetti dell'amicizia.
Il programma (che dura otto ore) è diviso in quattro moduli da due ore ciascuno.
Primo giorno (2 ore): Design.
Gli studenti vengono divisi in team da sei componenti: Presidente, vicepresidente per le vendite, per il marketing, per la produzione, per il design e per la finanza.
Gli studenti capiscono cosa è un business, i differenti ruoli in una company, come ottenere i fondi per far partire l'azienda, cosa è il mercato, come fare un prodotto di qualità a costi ragionevoli.
Secondo giorno (2 ore): Produzione.
Gli studenti prendono il prestito dalla banca, producono i braccialetti e assegnano loro un prezzo dic vendita.
Nel secondo giorno gli studenti capiscono cosa fa una banca, come sono scarse le risorse, come si ottiene il prezzo di un prodotto.
Terzo giorno (2 ore): Mercato.
Gli studenti devono convincere un ad investire nella loro azienda, pianificare e realizzare una campagna di marketing (creare uno slogan, disegnare un poster e un logo, ecc.), vendere i loro braccialetti a un altro gruppo di studenti al bazaar (i prodotti venduti sono scambiati in BizBucks, una sorta di azione o moneta).
Quarto giorno (2 ore): Finanza.
Gli allievi creano una specie di bilancio dove verificano spese e guadagni per la loro company.
Alla fine della simulazione gli studenti riflettono su ciò che è andato bene e su ciò che invece avrebbero dovuto e potuto fare diversamente.


Intervista / Parla il fondatore Tim Draper
Più dell'individualità conta
I valori dell'etica emergono naturalmente, la competizione c'è ma è sana e divertente


MILANO * Tim Draper, 43 anni, è un uomo di successo. Figlio d'arte, la sua è sempre stata una famiglia di venture capitalist e nel mondo della finanza americana il nome Draper è molto noto e apprezzato. Brillante, dinamico, con una faccia da bravo ragazzo, ha studiato a Stanford e alla Business School di Harvard. Il mondo dell'insegnamento lo ha interessato da sempre, fino a fargli proporre grandi piani educativi per l'intero Stato della California. , perciò, è la conferma di una filosofia e la conciliazione di due grandi interessi: l'educazione per i più giovani e l'allargamento del concetto di imprenditorialità.

Come avviene la scelta del ruolo per ogni singolo ragazzo?

L'idea base è che i partecipanti devono fare ciò che sentono e devono prendere decisioni: il ruolo può aiutarli ad avere un punto di vista sul loro lavoro. Ma la cosa più importante è che devono capire le dinamiche che avvengono all'interno di un business, qualunque sia il loro compito. Generalmente, perciò, assegniamo i ruoli in maniera casuale.

Emerge di più l'individualità dei ragazzi o capiscono che collaborare è meglio per tutti?

Faccio un esempio. É capitato da poco che dei ragazzi avessero voluto lavorare senza ragazze. Risultato: nello stesso tempo, loro avevano realizzato tre braccialetti. L'altro gruppo 25. Ho chiesto ai primi: ? C'è sì la competizione, ma è sana perché è divertente. I ragazzi vogliono lavorare insieme e capiscono quanto è importante.

Emergono, anche in poche ore, le predisposizioni dei ragazzi?

Una delle ultime volte c'era un ragazzo che non andava molto bene a scuola. Ma è diventato invece una vera e propria del Bizworld. É abbastanza evidente nel corso chi ha delle attitudini: spesso non sono gli stessi che vengono richiesti dalla normale attività scolastica.

Insegnate un'etica degli affari?

Ciò che succede è che l'etica, in tutti i suoi aspetti, viene fuori naturalmente. Per esempio, da poco un gruppo è venuto da me, durante il corso: , mi dicono. Bene, dico io: . Gli altri si sono controdifesi: anche loro mi hanno pagato 5 Bizdollari. Presto hanno capito di avere speso inutilmente i loro dollari, intaccando il capitale in spese inutili. Dovevano cercare da soli una soluzione, senza copiare o far intervenire gli avvocati. Andiamo incontro a tutte le discussioni etiche: viene fuori il rispetto delle idee altrui, la proprietà dell'idea, il senso della correttezza.

Se una scuola italiana fosse interessata al corso, cosa dovrebbe fare?

Si possono fare una serie di cose. Prima di tutto devono mettersi in contatto con noi (nel sito è spiegato come, ndr). Poi seguono lezioni di training ai futuri docenti e così parte l'iniziativa. Nel nostro futuro ci sono progetti di espansione. Abbiamo bisogno di sponsor e di sostegno, anche se ci sono già diversi donatori. Crediamo fortemente in questa iniziativa. E vogliamo divulgarla sempre di più. Le scuole e i ragazzi hanno tutto da guadagnarci.

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