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Ci sono stati tanti articoli sulla presentazione di Controesodo qui a San Francisco, compreso questo appena apparso su Repubblica. Controesodo e' un progetto ampio, e sono d'accordissimo con l'idea che l'Italia deve essere in grado di attirare piu' talenti (e i quattrini che i talenti spesso investono per far germogliare le proprie idee).

Il primo passo, dal punto di vista legislativo, e' il decreto di legge "Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia".

Putroppo, a mio parere, non ha senso. Il motivo e' molto semplice: gli italiani all'estero non hanno lasciato l'Italia per motivi fiscali e non ritorneranno sulla base di incentivi fiscali.

Personalmente, non ho mai incontrato un italiano negli USA che e' qui perche' la tassazione in Italia e' troppo elevata. Mai.

L'Italia deve essere molto, molto piu' aggressiva. L'esperimento del Chile e' estremamente interessante al proposito.

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Concordo pienamente con Massimo. Infatti nessuno di noi espatriati credo sia disposto a ritornare in Italia a fronte di un incentivo fiscale. Le ragioni per cui ce ne siamo andati sono ragioni economiche, sociali e di opportunita'. In altre parole il problema della fuga di cervelli non puo' essere enucleato e risolto con inziative ad hoc come tenta di fare ControEsodo. Cio che bisognerebbe fare innazitutto e' migliorare l'Italia per gli Italiani che vivono in Italia. Se il miglioramento sara' reale e significativo, molti italiani all'estero potrebbero riconsiderare la loro scelta e molti giovani talenti europei potrebbero prendere in considerazioni le opportunita' presenti in Italia trasferendosi nel bel paese. Infatti, un'interessante analisi (di cui non ricordo la fonte) diceva che il numero di cervelli Italiani che lasciano il bel paese non e' in percentuale anomalo rispetto agli altri paesi europei. Cio' che e' anomalo e' il numero di cervelli in ingresso, che per l'Italia e' un numero molto vicino allo zero. Dunque il problema non e' tanto quello di creare un ControEsodo, cioe' di far tornare in Italia gli Italiani, ma di creare un sistema economico e sociale in grado di attirare talenti da tutta europa (o da tutto il mondo) in modo competitivo al resto d'europa e USA. Lo scambio di cervelli e' benefico e non va osteggiato.

Un altro punto che vorrei sottolineare (e che probabilmente esula un po' dal contesto specifico) e` come il governo del sistema socio-economico italiano (piu` che lo Stato in senso ampio...) potrebbe provare innanzi tutto ad attirare le "idee" e le "risorse" dei cervelli in presunta fuga (nonche` quelle di chiunque altro), offrendo un milieu fertile per lo sviluppo di progetti e il successo di finanziamenti d'importazione.

 

Per esempio: io -ipotetico cervello in fuga che ho fatto bene all'estero grazie alle capacita`/al background/alla grinta/al know-how convenientemente apprese in Madrepatria- quanto sono incentivato a comprare ua seconda o una terza casa in Toscana o in Sardegna per ristrutturarla e offrirla (for profit) alle mie conoscenze statunitensi (high spender negli outlets fuori Firenze...), rispetto ad effettuare la stessa operazione alle Hawaii o a Cabo San Lucas (Mexico)?

 

Oppure: io -brillante ricercatore uscito dal mio 5 years of labratting nel Mid-west e pronto ad aprire il mio laboratorio di ricerca- che incentivo ho a farlo in Italia rispetto a farlo a Cleveland? (aldila` della cucina e dei fine settimana al mare...)

 

E cosi` via.

 

Incentivi fiscali aziendali seri per capitali -generati da cittadini residenti all'estero- in entrata, varrebbero gia` molto di piu` secondo me.

Stesso dicasi per leggi impiegatizie dedicate...

 

In conclusione: attirando l'interesse (tipicamente economico) si attirano (successivamente) le persone (insieme al loro cervello...), ma a quel punto quest'ultimo potrebbe diventare addirittura irrilevante.

 

Altrimenti si continua ad attirare le persone, ma per l'unico interesse che rimane: le belle arti, la famiglia, il paesaggio. Di conseguenza il cervello in Italia ci va in v-a-c-a-n-z-a.

 

A proposito di questo qualche settimana fa l'Economist ha pubblicato un interessante articolo: Italy's brain drain .

 

In pratica conferma le linee di pensiero in questo blog post.

 

Ciao,

  dom

 

Grazie Domenico per il link (quella e' la sorgente che citavo nel mio intervento).

Se il gruppo che ha proposto "ControEsodo" avesse letto i commenti all'articolo dell'Economist, lasciati quasi tutti da italiani all'estero, forse si sarebbe reso conto che la loro inziativa andava in una direzione non tanto sbagliata ma piuttosto inutile.

Il problema non sono gli incentivi fiscali (Giorgio, anche se fossero seri non cambierebbe nulla), ma piuttosto l'ambiente sociale ed economico. Alcuni dei commenti evidenziano la mancanza in Italia, sia nel settore pubblico che in quello privato, di meritocrazia e accountability (parola di cui infatti non esiste una traduzione in italiano). Questi sono i temi su cui bisognerebbe lavorare seriamente per frenare la fuga di cervelli. Tutto il resto sono solo vane speranze. 

...nota che io parlavo di "idee" e "risorse"; quindi in relazione alla "fuga d'interessi".

Sino a prova contraria i piu' o meno paradisi fiscali hanno sempre esercitato un certo magnetismo: dal Delaware al Nevada, o da Monaco alla Svizzera, includendo anche le ns. regioni a statuto speciale.

Attraendo in modo selettivo e meritocratico le imprese (dei cervelli fuggiti) si crea un circolo virtuoso che semmai dara' luogo alla meritocrazia e all'accountability (which, btw. the American banking system or Enron didn't show much of...).
Sara' sempre piu' facile e possibile che cambiare un'intera cultura socio-economica.
...point in case: SF city proposed capping of Twitter payroll taxes at $250,000/year to prevent them from moving out of town.

Not saying that is right... only that it's among serious attempts to make pro-business policies.

Ciao Franco,

la proposta ControEsodo nasce molto prima dell'articolo dell'Economist; ha avuto un periodo di incubazione di diversi mesi, tutti quelli necessari affinché una proposta bi-partisan fatta da un gruppo di parlamentari possa passare a legge votata in Parlamento.

Ma evidentemente, tutto questo tempo non ha portato consiglio. Come se non bastasse, i firmatari della legge hanno anche affermato di averli ascoltati, i cervelli in fuga all'estero. Quindi delle due l'una: o non è vero che li abbiano ascoltati, o dopo averli ascoltati hanno pensato cose del tipo "vabbè, forse non tornerà nessuno ma almeno qualche prima pagina di giornale non ce la toglierà nessuo".

Infatti, per esperienza personale e dopo essere entrato in contatto con il MIT di Cambridge ed il suo ecosistema, non posso credere che ci sia stato un solo cervello in fuga che abbia potuto dire "Ma che bella idea". E tutte le lettere sull'argomento pervenute al blog Italians di Severgnini su Corriere.it, molto frequentato da residenti all'estero, hanno confermato la mia e tua tesi: inutile, solo tempo sprecato. Come se ne avessimo ancora molto mentre là fuori il mondo corre.

This is a thread half in English and half in Italian, in true BAIA style. Love it. So, I'll post back in both languages :-)

 

La cosa buffa e' che evidentemente questo e' un tema che i governi centrali davvero non capiscono. Come Vivek Wadhwa (nostro ospite all'evento su Transplanting Start-ups) ha sottolineato qui, qui e qui, anche gli Stati Uniti stanno perdendo un sacco di tempo con leggi sull'immigrazione che non hanno nessun senso. Certamente non una scusa per il governo italiano. Anzi, un'opportunita', se lo capissero.

 

The funny thing is that evidently this is a subject that many central governments have a hard time figuring out. Vivek Wadhwa (one of the panelists at the Transplanting Start-ups event) has pointed out herehere and here, that the US is also missing the boat and wasting time with nonsensical immigration policies in the same area. This is clearly not an excuse for the Italian government not to do better. In fact, it's an opportunity for Italy, if they were able to see it.

Just a note to say that our friends Vivek Wadhwa keeps writing really interesting articles on the topic of retaining/attracting (foreign) talent. http://wadhwa.com/?s=immigration

The picture Vivek paints is definitely not rosy! Very insightful research, especially the data on what motivates Chinese and Indian entrepreneurs to reverse brain drain. Economic opportunity is #1: 

The most significant factors drawing both Indians and Chinese entrepreneurs home were economic opportunities, access to local markets, and family ties. More than 60% of Indian and 90% of Chinese returnees said the availability of economic opportunities in their countries was a major factor in their return. Seventy-eight percent of Chinese entrepreneurs were lured by the attraction of local markets as were 53% of Indian entrepreneurs. And 76% of Indian entrepreneurs and 51% of Chinese entrepreneurs said it was family ties that brought them back home.

 

Concordo pienamente e mi chiedo cosa pensano le persone che fanno queste proposte... Per attirare le persone in qualche posto (lo dice la parola stessa) bisogna rendere il posto _attraente_

 

Cosa ha di attraente l'Italia per un imprenditore straniero o Italiano emigrato?

 

Come dice Giorgio, quel poco di attraente che c'e' ce lo si puo' godere in vacanza. Il resto secondo me non vale la pena.

 

In realta' io il problema di come fare a rendere l'Italia attraente per stranieri e Italiani emigrati non me lo sono mai posto - semmai secondo me il problema interessante per me e' esattamente il contrario: come si fa ad aiutare le persone brillanti e motivate che sono "incastrate" in Italia ad emigrare e trovare modo di esprimere il loro talento dove puo' dare frutti migliori? 

Se in Italia c'e' qualcuno che potrebbe inventare il prossimo iPhone, o Facebook, o quel che sia, non e' meglio per l'umanita' che questa persona vada dove si puo' esprimere al meglio piuttosto che restare in un paese che non gli da modo di mettere a frutto il suo talento?

Dal Corriere Della Sera di Mercoledì 15 giugno 2011:

Un bagliore in fondo al tunnel?


Beppe Severgnini, nella rubbrica "Italians" riceve e pubblica:

Caro Beppe,
ti scriviamo per annunciare che lo scorso venerdì 3 giugno e' finalmente stato firmato il decreto attuativo del Ministero dell'Economia che rende operativa la legge Controesodo per il rientro in Italia degli Under 40 residenti da almeno due anni all'estero.

Una delle poche leggi di iniziativa parlamentare (ideata e sostenuta in modo bipartisan) che e' stata approvata in questa legislatura e che tu hai seguito fin dalla nascita. Un segnale agli Italians: i talenti che decideranno di far ritorno nel nostro paese potranno fruire di una "fiscalita' agevolata". E' un investimento sui giovani, in particolare su coloro che hanno scelto di compiere un'esperienza formativa o lavorativa di almeno due anni in un altro paese; un atto concreto volto ad affrontare il grande problema dell'emigrazione giovanile dall'Italia che sottrae forza, talento, idee e futuro al nostro Paese.

Come sai, si stima che 60 mila giovani lascino l'Italia ogni anno, di questi il 70% sono laureati. Negli ultimi vent'anni, i nostri "talenti" all'estero hanno prodotto brevetti per un valore di 4 miliardi di euro, un patrimonio che l'Italia perde, avendo investito nella loro educazione primaria e spesso anche secondaria.

Come te, da sempre impegnato per la valorizzazione degli italians, oggi piu' che mai crediamo che il nostro Paese debba poter contare sui suoi talenti aiutandoli a rientrare, mettendoli in rete, costruendo il futuro insieme a loro. La crisi che stiamo attraversando è profonda e per uscirne bisogna impegnare tutte le energie, adottando politiche che favoriscano il controesodo prima e la mobilita' poi dei nostri talenti impegnati in Europa e nel mondo.

Con il progetto "Controesodo", del quale la legge sul rientro dei talenti e' solo un primo passo, vogliamo di alimentare un dibattito politico-culturale utile a definire un quadro normativo capace di trasformare il vincolo della recente emigrazione in una nuova opportunità.

Alessia Mosca e Guglielmo Vaccaro ,

Severgnini risponde:

Cari Guglielmo e Alessia,
sono contento che - dopo quasi sei mesi! - sia stato firmato il decreto attuativo del Ministero dell'Economia che rende operativa la legge Controesodo.

Come sapete - e come sa anche chi ci legge - mi sono battuto fin dall'inizio per questa iniziativa. Durante l'audizione alla Commissione Finanze della Camera ho addirittura depositato la trascrizione degli interventi degli Italians, giunti durante la diretta-video in Sala Buzzati al "Corriere". C'era più lì dentro - sogni, dubbi, frustrazioni, speranze - che in un trattatto di sociologia.

Comunque: ora la legge c'è, e chi vuole può chiederne i benefici. E' una piccola cosa, lo sappiamo. Di certo un giovane italiano non rientra soltanto a causa di uno sconto fiscale, per quanto sostanzioso. Ma il Parlamento ha dato almeno un segnale (era ora!). Domenica e lunedì la nazione, partecipando al referendum, ne ha mandato un altro, chiaro e forte. Avanti così.
C'è un bagliore in fondo al tunnel, o sbaglio?

 

Mio commento: questa volta Severgnini si sbaglia.

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